Giovedì 19 Settembre 2019
VALENCIA 2015 PDF Stampa E-mail
Martedì 24 Novembre 2015 22:20

ancora un nuovo inizio, ancora una prima volta, ancora una nuova maratona.
un nuovo inizio di preparazione fatto di dodici settimane e 960 chilometri di corsa, partendo dal caldo degli ultimi giorni di agosto, passando tra i giorni piovosi di settembre, e terminando nei folli giorni di caldo novembrini.
Una prima volta fatta di una corsa fuori dagli italici confini ma, sopratutto, senza le due muse che fino a ieri mi hanno accompagnato lungo i quarantaduemilacentonovantacinquemetri che mi separano dal raggiungimento della nuova medaglia.
una nuova maratona perché finalmente torno a correre la regina delle distanze.

in questa avventura ho coinvolto l'amico di tanti chilometri bigG Marveggio, e con lui abbiamo iniziato a diminuire la distanza che ci separava dal traguardo di Valencia. Purtroppo gli allenamenti hanno diversificato la nostra preparazione; io concentrato nella ricerca di una maggiore velocità in corsa, lui ad allungare la distanza; ma sempre insieme. qui ha dimostrato ancora una volta cosa significa l'amicizia aspettandomi sempre alla fine di ogni allenamento, anche quando per colpa dei crampi è stato costretto a fermarsi a metà distanza e quindi aspettandomi anche per più di un ora, grazie.
con il passare del tempo prendevano sempre più forma le nostre aspettative di gara e contemporaneamente il gruppo di Sondrio aumentava di numero. alla fine tra aggiunte e abbandoni dell'ultimo momento (oltre a Cinzia e Chiara ha abdicato anche il fortissimo Paolo Della Patrona) siamo partiti in 12; ad accompagnare me è Giorgio, anche le neo maratonete Marusca e Loredana, gli aspiranti Diana e Marco, e Massimo il più esperto del gruppo essendo Valencia la sua decima maratona. accompagnatori e supporter anche Svetlana, Laura, Stefano, Paolo e Sergio.

l'organizzazione di tutta la trasferta viene affidata a travelmarathon che per noi sceglie un albergo molto vicino alla partenza/arrivo della maratona e gestisce tutte le incombenze necessarie quali la prenotazione dei voli, i transfert ed il recupero dei pettorali di gara. a noi il "semplice" compito di correre.
arriviamo a Valencia di sabato pomeriggio, subito dopo i tragici eventi di Parigi che non possono lasciarci indifferenti; personalmente ho pensato di non prendere parte alla manifestazione sportiva per rispetto alle 129 vittime degli attentanti, ma alla fine non ho voluto cedere alla strategia del terrore che vorrebbe paralizzare il mondo intero, decidendo di continuare con il programma stabilito, anche se con uno stato d'animo terribilmente diverso dalla gioia provata le precedenti volte. di sera la tradizionale cena a base di carboidrati ma, a differenza delle abbuffate fatte in Italia, qui la pasta è davvero immangiabile, meglio ripiegare sul riso, cibo che è più conosciuto dagli spagnoli...

ore 6.00 suona l'abituale sveglia che sposta l'interruttore in modalità "MARATONA ON" anche se a differenza delle altre maratone qui non sono solo ed anche il mio compagno di camera Massimo prenderà il via alla gara; pertanto non mi devo preoccupare di far poco rumore nel prepararmi. l'albergo è stracolmo di corridori e mi risulta molto difficile estraniarmi da tutti a da tutto. sopratutto parlo molto con bigG che sta vivendo tutto per la prima volta. Anche l'avvicinamento alla zona di partenza è diverso dal solito; normalmente mi ritrovo a camminare da solo per le vie della città, qui ho in mano la piantina della corsa con indicate tutte le difficoltà che da lì a pochi minuti incontrerò, ma non l'ho nemmeno aperta intento com'ero a parlare con gli amici. consegna borse, ingresso in griglia con largo anticipo ed anche ora cerco un amico podista che per problemi avuti durante la preparazione ha deciso di correre solo i primi chilometri ad un ritmo "tranquillo". ma niente, non lo vedo. ora i corridori stanno prendendo il loro posto e la griglia inizia ad affollarsi, sono le 8:30 e finalmente riesco a spegnere i contatti con il mondo esterno, ora ci sono solo io è la maratona. Inizio a percorrere con la testa la strategia studiata a tavolino, ho diviso la gara in tre frazioni da 14 chilometri che voglio percorrere in 58' alti e, se mi rimarranno energie sufficienti, provare nell'ultimo terzo a velocizzarmi un poco.
mancano cinque minuti alla partenza e gli organizzatori ci chiedono di fare un minuto di silenzio per rispetto ai morti parigini, è stato il momento più emozionante di tutta la gara, neanche lo spettacolare arrivo con gli ultimi 195 metri corsi sopra una passerella montata sulle acque della città delle arti e della scienze sarà paragonabile. gli altoparlanti suonano uno strano silenzio ed ognuno prega a suo modo per quello che è successo, io mi concentro e non riesco a trattenere le lacrime.
ma ora basta, se voglio terminare le mie fatiche sarà meglio tornare a concentrarsi sulla maratona. Il clima è perfetto per correre, forse verrà un po' troppo caldo verso le 12:00, ma se tutto va bene avrò tagliato il traguardo per tempo. Prima curva a destra quindi mi aspetto di essere chiuso appena finisce il ponte della partenza, meglio percorrere il primo chilometro veloce rallentando e facendosi superare più avanti.

ore 9:00 sparo, ultimo saluto a Giorgio e Massimo, e viaaaaaaaaaa

la strada è stretta e i corridori tantissimi, mi fa effetto vedere alla mia sinistra la partenza contemporanea della gara dei 10000, sono velocissimi! ma loro tra meno di 40' avranno finito, io NO. calma. i primi chilometri ci portano una prima volta nella zona portuale, sono veloci e non riesco a trovare un gruppetto di corridori al mio passo, continuo ad essere superato. mi impongo il rispetto del passo stabilito 4'10'' al chilometro.
sono appena passate le nove del mattino, siamo in una zona periferica della città e già si vedono tantissimi spettatori lungo le strade, preludio all'ovazione che incontreremo da li a pochi chilometri. è bello sentire musica e percussioni lungo tutto il tragitto, a volte sono talmente numerosi che i suoni si sovrappongono. mi sorprendo a ballare "YMCA" la celebre canzone dei Village People e mi domando cosa diavolo sto facendo. tutto questo fracasso è pura adrenalina che entra direttamente nelle vene e mi aiuta a percorrere il lungo rettilineo che costeggia i vari campus universitari, lungo due chilometri con una curva di 180* al termine che ci obbliga a percorrerlo due volte.
sono al settimo chilometro  ed è il momento di assumere il primo gel e mentalmente fare le prime considerazioni sul ritmo gara. l'inizio veloce della mia gara si fa ancora sentire e poco alla volta i corridori più veloci continuano a superarmi, un po' mi preoccupa ma il regolare controllo del mio orologio mi assicura che non sto rallentando troppo. altri sette chilometri per terminare la prima frazione che mi sono imposto. Qui si corre troppo fuori dal centro cittadino e la gente è leggermente diminuita, rimane comunque più numerosa del tratto finale della maratona di Milano. 58'30'' e primo tratto percorso abbastanza regolare. ora ho finalmente trovato la mia posizione in gara ed inizia a delinearsi il gruppetto che mi accompagnerà all'arrivo. rilasso la mente abbandonandomi a seguire un runner spagnolo per un chilometro, ogni tanto trovo utile prendermi delle pause e semplicemente correre. Mi sorprendo ad essere già in prossimità della mezza maratona, non c'è in timing ufficiale ma controllo il mio passaggio sull'orologio: 1.27' più spiccioli, bene, molto bene, sto rispettando la tabella di marcia e non faccio troppa fatica. ora stiamo di nuovo percorrendo le strade oggetto della trentaduesima American's Cup e quindi presto saremo ancora in prossimità del centro cittadino.
da ora in avanti non correrò più solo, una marea di valenciani mi spingerà fino all'arrivo.
i chilometri scorrono veloci non essendoci più tratti monotoni ed improvvisamente mi appresto a concludere il tratto centrale entrando in plaza del ayuntamiento. sarà che siamo vicini all'arena del toro, ma qui la gente è davvero impazzita. un gruppo musicale suona ad altissimo volume "the final countdown" degli Europe, una canzone che mi ricorda i miei quattordici anni, proprio come i chilometri che mancano alla fine ed ora inizia il "conto finale". provo ad aumentare il passo...4'00 al chilometro. ventinovesimo trenta e trentunesimo velocissimi; ma oggi non è la giornata giusta: le gambe rispondono bene, il fiato è perfetto, manca il cuore. peccato perché Valencia ti da' molto, ma ripenso ai fatti che solo due giorni prima hanno sconvolto il mondo e non me la sento di forzare. non è una scusa, è solo una constatazione. torno al ritmo provato e consolidato in allenamento ed inizio ad interagire di più con le persone che, leggendo il mio nome sul pettorale, urlano "animo, animo Pier", oppure indirizzati un po' a tutti "campeones" o ancora "vamos a la salida". scherzando rispondo che salite non le voglio fare, semmai discese!
ricordando la planimetria del percorso so' che siamo nel tratto più ad ovest della città, ma la gente continua ad aumentare, se a Roma alla fine della maratona mi facevano male i palmi delle mani, qui sono i timpani che stanno esplodendo. l'atmosfera è surreale, penso che solo pagando si potrebbe avere un tifo così speciale. intanto i chilometri continuano. ci stiamo riportando verso il jardin del turia, il polmone di questa città, dove al termine Calatrava ha piazzato la città delle arti e della scienza, magnifica quinta del nostro arrivo. ad un tratto una bambina bionda mi corre vicino con il palmo della mano destra proteso per incoraggiarmi, e mi ricorda quanto mi mancano gli incoraggiamenti della mia piccolina. presto la chiamerò per dirle che ho preso un'altra medaglia per la sua collezione.
inizio a sentire la stanchezza, guardo un termometro posizionato a bordo strada e vedo che la temperatura è arrivata a 22*. mi sono costantemente idratato lungo tutto il percorso, ma ora ad ogni ristoro prendo due bottigliette di acqua, una da bere, una per rinfrescarmi la testa.
trentottesimo, ricordo che questo punto della gara nelle mie immaginazioni corrispondeva all'ultima terzina di chilometri corsi veloci e poi un ultimo chilometro tra le braccia dei supporter. il cuore non supporta la mente, riesco solo a mantenere un ritmo di qualche secondo sopra i quattro minuti, attenzione, non voglio dire che è stata una brutta gara, intendo dire che a distanza di 48 ore ho la sensazione che avrei potuto spingere di più, ma è come avere il motore ingolfato e non riuscire a superare certi limiti.
Percorriamo avenida Jacinto Benavente, una strada larga come tutto corso Sempione, ma i valenciani sono talmente tanti che anche i poliziotti disposti lungo il percorso non riescono a trattenere, e noi corridori riusciamo a ritagliare una striscia di asfalto non più larga di due metri, letteralmente spinti all'arrivo dalle mani dei tifosi. che spettacolo.
inizio a sentire i crampi ai gemelli di entrambi i polpacci, ma non posso fermarmi, da una parte non troverei un varco libero per lasciare la strada, e d'altra parte so che le sofferenze stanno per giungere a termine e, qualora mi fermassi, non avrei la forza di ripartire. stringo i denti e decido di spingere. inizio a sorpassare amici corridori che mi precedono; in lontananza percepisco ancora prima di vederlo l'arrivo, è una fotografia che ho guardato molte volte prima di venire a Valencia, ma percorrere quei 195 metri finali è indescrivibile. 2.55'33'' il tempo impiegato. alzo le mani al cielo e con un bacio accarezzo il nome di Chiara che porto con me. ma è una gioia finita ancor prima di iniziare. casualmente, ma mi piace pensare deliberatamente, le medaglie non le pongono al collo, ma le consegnano ancora confezionate nel loro involucro trasparente. la apro e, sempre casualmente, il cordone che la lega è una fettuccia nera che stranamente disegna il simbolo funebre. la dedica non può che essere indirizzata alle 129 vittime della follia umana, ai loro cari e a tutte le persone che si sentono coinvolte.

 

Pier Luigi Pastori

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